Toscana 1990. Una degustazione orizzontale
01/03/2013 - Vino
Se non capita tutti i giorni di assaporare un vino di 22 anni, è ancora meno frequente confrontarne otto durante un pranzo.
Otto grandi Toscani oltretutto!
L’invito che mi ha fatto la mia amica Barbara era di quelli a cui non si può dire di no per nessun motivo.
L’occasione è stata un pranzo organizzato dall’Enoclub di Siena ed il luogo è stato il ristorante del graziosissimo hotel Il Giglio a Montalcino, dove alcuni enoappassionati di varia provenienza hanno potuto gustare un bel pranzo che accompagnasse i veri protagonisti: 8 bottiglie di grandi vini dell’annata 1990: 2 di Chianti Classico, 4 di Brunello di Montalcino e 2 IGT toscani. Eccoli:
- Chianti Classico Riserva Ser Lapo DOCG 1990, Mazzei
- Chianti Classico Riserva Millennio DOCG 1990, Castello di Cacchiano
- Colli della Toscana Centrale Flaccianello della Pieve IGT 1990, Fontodi
- Brunello di Montalcino DOCG 1990, Mastrojanni
- Brunello di Montalcino Vigna Schiena d’Asino DOCG 1990, Mastrojanni
- Brunello di Montalcino DOCG 1990, Lisini
- Brunello di Montalcino DOCG 1990, Biondi Santi
- Toscana IGT Fontalloro 2990, Fèlsina
Ebbene a sorpresa di tutti il Chianti Classico in questa prova ha tenuto testa al raffinato Brunello, ma più di tutti è stata la poesia del Fontalloro che con 22 anni sulle spalle mi ha regalato emozioni grandiose ad ogni sorso.
Fra i Brunelli viene escluso dalla comparazione quello di Lisini suo malgrado, poiché la bottiglia sfortunatamente è risultata compromessa dal sughero.
I brunelli di Mastrojanni, sempre ottimi, scalpitanti e profondi, anche dopo 22 anni si dimostrano godibilissimi: se nel Brunello base sono ancora evidenti i profumi fruttati di prugna e mirtillo, nello Schiena d’Asino prevalgono al naso note speziate evolute; se il primo è avvolgente con tannini integrati, ha grinta e lascia un lungo aroma di ciliegia in bocca, lo Schiena d’Asino ha ancora quel carattere muscolare che lo caratterizza, ma è meno espressivo degli assaggi che ho fatto di annate più recenti.
Sottile e raffinato è il brunello di Biondi Santi: elegantissimo il suo bouquet che ricorda al naso la confettura di lampone, spezie raffinate, tostatura e torrefazione; è sorretto da una buona acidità e fruttosità in bocca, dinamico con finale sapido, persistente con bellissimi ricordi di agrumi.
Perfetta è l’evoluzione delle due bottiglie di Chianti Classico: vini ancora nel pieno della godibilità. Fruttato, minerale e balsamico il Ser Lapo con profumi speziati in sottofondo, in bocca è equilibrato con bei tannini e buona acidità. Media persistenza.
Luminoso e vivido il Castello di Cacchiano, sprigiona con forza e decisione profumi di fiori secchi, di speziatura e di confettura di prugna; è caldo e rotondo al sorso con un ottimo supporto dell’acidità che lo rende scattante ed un tannino setoso che arricchisce la struttura, chiude fruttato lunghissimo.
Alla vista quello che pare portare meno bene i suoi anni è l’IGT di Fontodi, che ha una tendenza aranciata marcata. Un po’ reticente all’olfatto, ha profumi evoluti di torrefazione, tostatura, poi spezie. Più agile in bocca dove il ricordo del frutto non manca, è godibile pur con una modesta persistenza.
Al contrario la veste del Fontalloro è scurissima, senza cedimenti ed il suo profumo è pulito, ricorda le spezie, la prugna e la carne, è balsamico, ricco e potente. L’ingresso in bocca è sottile e fresco ma emoziona il suo sviluppo grandioso in larghezza e lunghezza. Un vino che sa essere poetico. Ancora una volta!


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